ArcheoROV: drone sottomarino stampato in 3D entra coraggiosamente nell’ignoto

ArcheoROV è un drone sottomarino stampato in 3D  e controllato da remoto creato per aiutare ad esplorare alcune delle aree più vulnerabili dell’esplorazione subacquea. E’ il risultato dello sforzo di collaborazione di archeologi open-source del Arc-Team di Cles e del WitLab di Rovereto, entrambi situati nella regione del Trentino del Nord Italia.

Esplorare i campi minati e gli insediamenti preistorici

Come evidenziato da Arc-Team, l’obiettivo dello sviluppo di ArcheoROV è quello di migliorare la raccolta dei dati nelle località logisticamente complicate. Fino ad ora uno dei siti di esplorazione chiave è rappresentato dai laghi all’interno della catena montuosa Lagorai.

Durante la prima guerra mondiale, Lagorai rappresentava la frontiera italiana e divenne uno spietato campo di mine. Inoltre, i piccoli laghi contengono tracce di insediamenti preistorici del periodo della ‘Nuova Pietra’.

Come tale, l’ArcheoROV è progettato con questi fattori chiave in mente. È compatto e leggero, in modo da poter navigare in aree pericolose per aiutare i subacquei. È anche progettato per essere facilmente trasportato ad alte altitudini – il picco più alto di Lagorai è Cima Cece a 2.754 m / 9.035 piedi sul livello del mare.

Design open source

Per ridurre i costi di produzione e, soprattutto, condividere le possibilità di ricerca subacquea, tutto il kit utilizzato per creare l’ArcheoROV è open source: dal software, utilizzando FreeCAD da Autodesk, all’hardware, un singolo Computer di bordo BeagleBone Black (SBC).

Il primo prototipo stampato in 3D dell’archeoROV è stato prodotto nel luglio del 2016 e una successiva replica ha visto il via libera già nel mese di agosto dello stesso anno. Questa opportunità si è dimostrata ideale per altri progetti di veicoli subacquei controllati a distanza (ROV) come quello dell’Università della Florida ‘Cephalobot’.

Rapido prototipo stampato in 3D

Il team di manifattura della WitLab è stato in grado di lavorare in maniera pratica con la struttura dell’ArcehoROV, stampando un disegno 3D e poi trasportandolo in FreeCAD. Il ROV finito è composto da due parti: il corpo principale che ospita le batterie, una telecamera per la registrazione e un’altra per vedere; e una navicella agganciata che riceve i segnali di controllo.

In futuro, si spera che questa navicella ricevitrice possa essere integrata nel corpo principale di ArcheoROV come GPS. L’Arc-Tea sta cercando di aggiungere anche la simulazione di localizzazione e mappatura di immagini  (SLAM), cioè creare una mappa dell’area mentre il dispositivo si sposta, e le capacità sonore. A partire dall’ottobre 2016, l’Arc-Team ha utilizzato la videocamera Xbox Kinect come occhio digitale per le tecniche SLAM.

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